Canapa industriale, il Ricorso al Tar fissato per il 7 settembre

Udienza fissata al 7 settembre per il ricorso al tar del settore canapa industriale depositato dalle associazioni di categoria dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n.115 del 18/05/2022 del decreto officinali. Questo significa che i ricorsi saranno discussi prima delle elezioni. Una manovra molto delicata che implica l’impegno dell’intero settore. Per questo motivo le promotrici dell’azioni legali sono Canapa Sativa Italia, Resilienza Italia onlus, Sardinia Cannabis e Federcanapa. EIHA, invece, apporta il suo sostegno come associazione estera.

“Le elezioni e un possibile cambio di governo possono essere un ulteriore ostacolo alla delicata sopravvivenza di questo settore” afferma Mattia Cusani, Rappresentante istituzionale di Canapa Sativa Italia. “In previsione delle elezioni sarà fondamentale che il TAR metta in chiaro la situazione in un modo o nell’altro, sulla possibilità di coltivare la pianta e di lavorare i prodotti derivati dalla pianta nella sua interezza”.

Cusani: “Gli operatori hanno bisogno di certezze!”

Cusani: “Gli operatori hanno bisogno di certezze e stabilità, per poter investire in questo settore, siamo un’associazione che ha sempre cercato di fornire alle aziende protocolli e formazione per lavorare bene e ha sempre chiesto regole, e lo stesso fanno tutte le altre promotrici già da tempo impegnandosi per lo sviluppo etico e sano di questo settore”.

Gli operatori del settore si dividono in due categorie: i grandi capitalisti che cavalcano i vuoti normativi e le piccole imprese che annaspano nel maremoto legislativo. L’instabilità del mercato e l’insicurezza imprenditoriale generano disordini e sequestri, situazione che potrebbe precipitare con un cambio di governo a favore dell’estrema destra.

Dall’emanazione della lg. 242/16 dal titolo “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, il settore naviga mari incerti: determinate definizioni necessarie a supportare la costruzione di un mercato ri-nascente in Italia sono state messe a punto dai Ministeri. La pubblicazione del “Testo Unico in Materia di Coltivazione, Raccolta e Prima Trasformazione delle Piante Officinali” (Decreto Legislativo n. 75/2018) si è inserito, inoltre, in un quadro altrettanto drammatico per l’agricoltura e la coltivazione di piante aromatiche: il costo di produzione è sempre più insostenibile a fronte delle spese vive crescenti e il valore di mercato in discesa.

“Il lavoro del tavolo tecnico è legato alla chiarezza delle normative, non si può portare avanti senza sapere cosa si può e non si può fare” spiega Mattia Cusani, per questo le associazioni di categoria vanno supportate nel dialogo con le istituzioni.

Il decreto prende in considerazione la cannabis:
– alla luce del decreto del Ministro della salute 9 novembre 2015 recante funzioni di Organismo statale per la cannabis previsto dagli articoli 23 e 28 della convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, come modificata nel 1972;
– come completamento alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, recante «Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa»;
– ad integrazione del decreto del Ministro della salute 4 novembre 2019 relativo alla definizione di livelli massimi di tetraidrocannabinolo (THC) negli alimenti.

La raccolta Fondi

La raccolta fondi continua anche se il Segretario di CSI sollecita alla partecipazione le aziende che operano nel mondo della trasformazione con maggiori disponibilità economiche e che avranno maggiori benefici dagli esiti del ricorso: “al momento hanno contribuito in molti, anche piccole attività con quote simboliche, invece sono assenti la maggior parte le aziende con i fatturati da milioni di euro. I costi di questa azione legale non dovrebbero ricadere solo sui ricorrenti o sulle associazioni promotrici che hanno fatto tanto per portare contributi validi e concretizzare questa azione per l’intera filiera. Tutti gli operatori potrebbero cercare di contribuire, anche i negozi e i lavoratori nel settore, i tecnici, poiché è importante per tutti portare a un urgente definizione del settore, anche e soprattutto a fronte della crisi di governo”.

In effetti, i controlli, i sequestri, l’accanimento di alcune procure sulle aziende cannabiche sono tutt’ora un problema, qualcuno ha chiuso l’attività, qualcun altro continua a surfare per non annaspare, la situazione attuale non promette bene anche per il cambio di vento politico.

“Ricordo che per queste spese è prevista la detrazione fiscale” rincara la dose Mattia Cusani. Per contribuire ed essere sempre aggiornato: https://www.canapasativaitalia.org/ricorso-tar-canapa-raccolta-fondi/

Il caso Kanavape per l’Italia

I ricorsi dichiarati ammissibili dal TAR del Lazio sono due, accorpati tra loro, che saranno discussi il 7 settembre prossimo, al fine di ottenere “la sospensione del comma 4 dell’art 1 del decreto interministeriale in materia di piante officinali, discusso a inizio gennaio 2022 in Conferenza Stato-Regioni e che interviene sul D.lgs 75/2018”

Un’azione diretta e molto forte per raggiungere dei risultati e la discussione in così poco tempo.

“Ci auspichiamo – espone Mattia Cusani – che si ottenga la sospensiva, ovviamente solo del comma 4 nella parte impugnata, con un rinvio alla Corte di Giustizia, per cui l’intera pianta può essere coltivata per scopi officinali senza necessità di autorizzazione, per le destinazioni previste dalla legge e dalla 242, che si vada a discutere il ricorso nel merito.

La Corte di Giustizia se affermasse ciò, darebbe direttive sulle interpretazioni normative della produttività della cannabis sativa l. in Italia, quali trasformazioni, produzioni e commercializzazioni sono ammissibili definendo un settore lasciato a se stesso da sei anni.

“Noi quest’azione l’abbiamo portata avanti affinché agli operatori di settore fosse finalmente chiaro cosa si può e cosa non si può fare” afferma Mattia Cusani “cosa che con questi decreti approvati all’ultimo secondo non è possibile. Con questa azione legale si potrebbe sbloccare il mercato, avere in Italia il nostro caso Kanavape”.

Kanavape è un’azienda francese che mise in commercio una sigaretta elettronica importata dalla Repubblica Ceca contenente CBD, l’ex manager Kanavape Antonin Cohen e l’ex condirettore Sébastien Béguerie per questo sono stati condannati penalmente dal tribunale di Marsiglia: l’olio di CBD contenuto nelle cartucce è stato estratto da biomassa, includendo foglie e fiori.  La sentenza non è piaciuta agli imprenditori francesi che hanno interpellato la Corte di Giustizia UE la quale ha deliberato che il CBD non può essere considerato narcotico e che i prodotti CBD dovrebbero godere della stessa libera circolazione di merci tra e tra gli Stati membri degli altri prodotti legali.

La situazione in EU: alimentare e cosmesi

Cosmetici e alimenti a base di canapa sono un business promettente. Al momento l’EU si è dichiarata favorevole solo ai primi mentre gli edibili sono considerati Novel Food, ossia “un alimento che non era stato consumato in misura significativa dall’uomo nell’UE prima del 15 maggio 1997, quando è entrato in vigore il primo regolamento sui nuovi prodotti alimentari”, al pari della registrazione di un farmaco.

Il CBD in cosmesi è autorizzato dal 4 febbraio 2021, quando la Direzione Generale del mercato interno, dell’industria, dell’imprenditorialità e delle PMI (DG Grow) della Commissione Europea (CE) ha aggiunto il cannabidiolo (CBD) in due forme all’interno del catalogo CosIng:
● cannabidiolo, derivato da estratto o tintura o resina di cannabis; (https://ec.europa.eu/growth/tools-databases/cosing/index.cfm?fuseaction=search.details_v2&id=96287 )
● cannabidiolo, cannabis sativa estrazione dalle foglie. (https://ec.europa.eu/growth/tools-databases/cosing/index.cfm?fuseaction=search.details_v2&id=97599 )

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