Il governo britannico investe su una compagnia del mondo della cannabis

Il mercato della Cannabis Light oggi

Il mercato della cannabis light e della canapa nei suoi usi ha un trend crescente in questi ultimi anni, in particolare dopo l’approvazione nel 2016 della legge 242 che ha però l’urgente necessità di essere rivista in alcune specifiche. L’impianto attuale della legge infatti lascia spazio ad interpretazioni e lacune tecniche, che lasciano spazio spesso a sequestri preventivi non solo per le aziende agricole ma anche per i grow shop, ultimi rivenditori delle infiorescenze.

Nel corso del tempo, e grazie proprio alla legge, il mercato è cresciuto: secondo Coldiretti infatti dai 400 ettari di canapa coltivati nel 2013 si è passati ai 4000 ettari nel 2018. Un moltiplicarsi di esperienze innovative che aprono il settore: dalla bio-edilizia, alla cosmesi, passando per il settore alimentare, forse sottovalutato ma proficuo anche in termini nutrizionali. Non è un segreto infatti che i semi di canapa abbiano un importante valore nutrizionale e siano un buon metodo per prevenire le malattie cardiovascolari. Il settore relativo alle sole infiorescenze, sempre secondo Coldiretti, presentava fino a qualche anno fa una potenzialità di 40 milioni di introiti all’anno.

Il mercato è cresciuto particolarmente durante la pandemia, dove evidentemente l’impossibilità di uscire di casa ha visto spostarsi i consumi modificando anche le abitudini di consumo degli italiani. Molte persone poi hanno trovato nel CBD un buon veicolo di rilassamento, senza avere le complicazioni di alterazione del THC non gradite a tutti.

Attualmente il mercato conta circa 3.000 aziende attive con circa 12.000 lavoratori, con un’età media sotto i 35 anni, che rende il settore economico della canapa uno dei più giovani. I negozi fisici sono circa un migliaia, e altrettanti sono gli e-commerce che vendono i prodotti derivati.

Questi sono i numeri aggiornati che potrebbero aumentare se solo si decidesse di aprire ai privati la coltivazione di cannabis terapeutica. Sempre secondo Coldiretti la stima di un’apertura medica è di circa 10 mila posti di lavoro, considerando la filiera, dalla coltivazione dei campi fino alla ricerca scientifica. Oggi la coltivazione è permessa solo allo Stabilimento Chimico Farmaceutico di Firenze, ma gli ultimi anni ci hanno dimostrato che non basta: il nostro paese infatti continua ad importare le qualità mancanti, anche quando potrebbe investire in termini di ricerca scientifica per ampliare la scelta dei pazienti.