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L’Australia apre agli psichedelici curativi, e noi?

La storia delle sostanze stupefacenti è lunga ed intricata, tra riti antichi per cui l’accompagnamento ad una sostanza era ed è imprescindibile, passando per l’uso ludico, fino all’uso medico, già conosciuto dalla storia, messa in dubbio con la ‘guerra alla droga’ e il pericolo ‘yuppies’ degli anni ’60, che ha contribuito a rendere tutte uguali le sostanze alteranti, creando confusione tra realtà e finzione, estromettendo quindi totalmente le verità sia scientifiche che spirituali. Oggi le cose sembrano assumere altre forme e consapevolezze.

Gli Stati Uniti hanno aperto le porte agli psichedelici legali, pensiamo alla legalizzazione medica in Oregon di un anno fa, e ai molti disegni di legge che diversi Stati stanno promuovendo. L’avanzamento della ricerca scientifica in tal senso aiuta a fare chiarezza rispetto alla realtà della sostanze, per avere un approccio più laico e concreto nei confronti in questo caso degli psichedelici.

L’Australia sta recependo le innovazioni mediche, diventando il primo paese ad avere ufficialmente riconosciuto l’uso di psichedelici come medicinali. Gli psichiatri hanno cautamente dato il benvenuto alla legalizzazione per scopi terapeutici di MDMA e psilocibina, e da Luglio 2023 sarà possibile partire con la prescrizione all’interno del percorso terapeutico, così come ha annunciato la Therapeutic Goods Administration.

Vinay Lakra, presidente di ‘The Royal Australian’ e del ‘New Zealand college of psychiatrists’, ha detto: “dobbiamo fare dei piccoli step prima di farne uno gigante. Questo è un piccolo step, che deve portare a noi il pensare alla sicurezza di ognuno…e se necessario fare dei passi indietro”. Il passo indietro più grande però è quello di prendere atto di una realtà che esiste, quello dei percorsi di recupero per la sindrome da stress post traumatico, ma non solo, che potrebbe aprire una nuova frontiera di cura, e non di farmacologizzazione del paziente.

La Therapeutic Goods Administration (TGA) dovrà approvare lo schema ed il percorso, gli psichiatri quindi dovranno impegnarsi nel fornire tutti i dati per poter ottenere l’autorizzazione. Devono dimostrare le modalità del percorso, il modo in cui vengono selezionati i pazienti e le evidenze basate sui protocolli trattamentali, così come la fase finale di monitoraggio. Inoltre devono anche soddisfare la governance e i criteri dei report.

Un altro punto da tenere in considerazione è relativo all’illegalità di queste sostanze, e dunque dei procedimenti che impegneranno gli psichiatri in concordanza con gli enti specifici rispetto all’importazione delle stesse. Monitoreremo i prossimi passi e il dibattito.

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