spot_img

Ultimi articoli

― Advertisement ―

spot_img

L’Ucraina legalizza la cannabis medica durante la guerra

Sono quasi passati due anni dall’inizio della guerra in Ucraina, e sono passati solo pochi giorni dalla morte dell’oppositore russo Alexei Navalny che in...
HomeCannabisDL Caivano: la 'lieve entità' e gli aumenti di pena

DL Caivano: la ‘lieve entità’ e gli aumenti di pena

In ogni caso, anche quando sembra che il governo sia clemente, mettendo mano su ciò che i parlamentari della maggioranza fanno, il risultato che ne esce è pur sempre negativo. Il DL Caivano così come iil Decreto Rave sono l’emblema della mentalità repressiva e disattenta alle dinamiche sociali, il tutto si può racchiudere nella visione del “più carcere”. Infatti, l’aumento delle pene è il leit motiv di questo governo, che da quando si è insediato non ha fatto a meno di trattare alcuni argomenti (come quello delle droghe) in modo totalmente indifferente. Parlo di indifferenza perchè se avessero voglia di leggere qualche articolo scientifico, o le best practice a livello di policy implementate in altri paesi, forse si accorgerebbero che l’aumento delle pene non è una soluzione valida. Questa premessa è per raccontarvi cosa è successo ieri nelle aule parlamentari:

durante la seduta delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia al Senato, Marco Lisei (deputato di Fratelli d’Italia), presenta un emendamento al dl Caivano che stabilisce, di fatto, che lo spaccio diventi motivo ostativo al riconoscimento della lieve entità. Ovvero a quella norma prevista dalla legge sulle droghe che consente al giudice, rispetto alle pene inflitte per lo spaccio di sostanze stupefacenti, di riconoscere uno sconto per la quantità di droga ceduta, i soldi in tasca ricavati dello spaccio, la presenza o meno di bustine per l’imballaggio della droga o di bilancini per pesarla. Per Lisei però «la giurisprudenza tende a considerare troppe cose di lieve entità. Se io ho tre piantine in balcone – sostiene – e ne consumo il prodotto è un conto, ma se lo vendo, è chiaramente un altro caso». Da questa frase possiamo trarre la totale lontananza dal mondo reale, e la volontà di equiparare le persone normali ai grandi spacciatori. 

Secondo il capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, significa «mettere sullo stesso piano Pablo Escobar e lo studente che si rivende una canna al compagno» facendo saltare «qualsiasi principio di proporzionalità». Una modifica palesemente incostituzionale», aggiunge, che «finisce per riempire le carceri italiane di studenti un pò incauti». Carceri già sovraffollate per un terzo, racconta il Libro bianco sulle droghe, da detenuti reclusi per possesso o spaccio di sostanze stupefacenti. Anche Riccaro Magi, segretario di Più Europa, va all’attacco: «Una follia giuridica in cui c’è tutta l’ideologia di questa destra che non limiterà il consumo di sostanze e non diminuirà la loro circolazione, né intaccherà gli interessi delle grandi organizzazioni che ne controllano il traffico».

Con grande sorpresa, dopo alcune ore di polemica, il governo frena (dopo aver dato parere favorevole) e chiede una riformulazione dell’emendamento. Rimane la fattispecie di lieve entità, ma si aumenta la pena minima da 6 a 18 mesi. L’ennesimo inasprimento delle pene dopo il DL Caivano, l’ennesimo schiaffo anche alle istituzioni carcerarie che soffrono sempre più di sovraffollamento e mancanza di servizi.

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img