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Il calvario per la patente dei pazienti che usano cannabis: la storia di Elisabetta

Ciao Elisabetta, vuoi raccontarci il calvario che stai vivendo per il rinnovo della patente?

Si, è stato un calvario. Nel Gennaio di quest’anno la commissione medica mi ha dichiarata non idonea ad avere la patente, il motivo? Secondo loro ho problemi di memoria, ma senza specificare il livello di problematica. Quindi, sono andata dalla neuro-psicologa, dal mio neurologo, ed erano tutti dalla mia parte, infatti  sfido chiunque a non avere problemi di memoria oggi giorno: con lo stress che viviamo, dimenticare le chiavi della macchina, dover tornare indietro di una pagina mentre sto leggendo un libro ma la testa si affolla di pensieri, credo sia normale, soprattutto per chi ha le mie patologie.

Alla notizia della non idoneità, ho fatto ricorso. Mi è costato molto, circa 250 euro per aprire le pratiche, e poi la fatica burocratica perchè vengono richiesti migliaia di certificati. Mi hanno fatto fare l’esame di guida, il simulatore: va anche bene. Ma mi sono trovata con il divieto di guida in autostrada e nelle ore notturne, anche questo posso accettarlo perché la sera prendo olio di cannabis a dose più elevata e già in coscienza non andrei a guidare. Ma va spiegato al paziente, non va vietato, siamo pazienti e togliere la patente toglie dignità. Comunque, non viene tolta la patente ad esempio a chi usa miorilassanti potenti, quelli in cui c’è scritto sul bugiardino che dopo l’assunzione non si dovrebbe guidare. Ma chi controlla? Penso anche a chi prende benzodiazepine, medicinali a base di oppiacei, psicofarmaci: in questo caso non vengono fatte differenze.

C’è uno stigma sulla cannabis?

Sì, c’è e tanto. Abbiamo parlato anche con Giulia Pastorella che è in commissione trasporti, per portare il problema nelle sedi opportune. Non possiamo fare la roulette russa ogni volta che dobbiamo rinnovare la patente. Alcuni devono rinunciare alla terapia, per tenersi la patente, perché banalmente serve per lavorare.

In questo momento qual è la tua situazione?

Ho aspettato dopo il ricorso 3 mesi per riavere la patente dalla motorizzazione civile, che mi hanno rilasciato per 6 mesi. Praticamente ora la patente ce l’ho per altri 3 mesi.

Dovrò poi ritornare in commissione con questa pistola puntata alla tempia, con la stessa commissione che me l’ha tolta. La probabilità che me la tolgano è tanta, e con il decreto Salvini che non vede differenza tra i tipi di cannabis è sempre più difficile perché noi pazienti, perchè saremo sempre positivi al thc. Per forza. Ma allora bisogna ristabilire tutti i controlli, per tutte le sostanze. Questo clima non è sostenibile.Io penso: “O mi trovate in uno stato psicoattivo reale, se no non mi potete togliere la patente se mi fermate ad esempio la mattina in macchina senza aver assunto nulla. Perchè se la sera precedente ho preso un farmaco a base di cannabis, al mattino dalle analisi risulta”.

Faccio poi altro un esempio: in questi giorni ho avuto problemi di salute, e ho dovuto assumere un farmaco che mi facesse dormire. Il mattino dopo non ero lucida: l’ho dovuto smettere. La cannabis terapeutica resta la soluzione migliore.

Dal punto vi sta legislativo, non credi ci sia poca attenzione agli aspetti scientifici?

Pregiudizio, pregiudizio, pregiudizio. Bisogna informarsi, vedere qual’è la realtà dei malati a cui è privata la libertà. Perché io in questi mesi non ho potuto fare molte cose, oppure ho dovuto chiedere favori ad amici o spendere soldi per i taxi, quando nella realtà sono in grado di guidare.

Tre cose che la politica deve fare per iniziare a risolvere queste situazioni?

Assolutamente, anzitutto, bisogna far si che per la questione della patente ogni Ministero vada nella stessa direzione, serve un lavoro univoco e non frastagliato. Poi bisogna pensare alla figura dei medici, abbiamo sempre meno medici, non sono formati, pertanto vanno fatti corsi nei reparti, formazioni, e soprattutto devono iniziare ad essere formati all’interno dell’università. Infine, problema vecchio ma sempre prepotente, serve un aumento di produzione sul suolo italiano di cannabis medica, abbiamo tanto suolo e tante possibilità e su questa situazione non possiamo rimanere schiavi delle importazioni estere.

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