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Messico, la Corte Suprema apre alla cannabis in cucina: consentiti gli edibili per uso personale

Una nuova sentenza della Corte Suprema messicana chiarisce i confini dell’uso adulto della cannabis: chi dispone di un’autorizzazione per l’autoconsumo può utilizzarla anche nella preparazione di alimenti, purché siano destinati esclusivamente al consumo personale. Nessuna apertura, invece, alla vendita o alla distribuzione di edibili.

La cannabis può entrare legalmente anche in cucina. È quanto emerge da una nuova decisione della Suprema Corte de Justicia de la Nación (SCJN) del Messico, che ha stabilito che le autorizzazioni per l’autoconsumo ricreativo possono comprendere anche l’impiego di cannabis o THC nella preparazione di alimenti.

La decisione, arrivata il 10 settembre, introduce un chiarimento importante nel complesso percorso messicano verso la regolamentazione della cannabis: preparare in casa un alimento alla cannabis per consumarlo personalmente non equivale alla produzione di un prodotto destinato al mercato.

Questo significa, però, che il Messico non ha legalizzato in generale brownies, biscotti, caramelle gommose o altri edibili contenenti THC. La portata della pronuncia è decisamente più circoscritta e riguarda esclusivamente le persone titolari di un’autorizzazione per l’autoconsumo.

Preparare alimenti alla cannabis rientra nell’uso personale

La vicenda nasce da una richiesta di autorizzazione presentata alla Cofepris, la Commissione federale messicana per la protezione contro i rischi sanitari.

L’autorità sanitaria aveva autorizzato diverse attività collegate all’uso personale della cannabis, imponendo però alcune limitazioni. Tra queste figurava il divieto di impiegare cannabis nella preparazione di alimenti già pronti o semilavorati.

La controversia è quindi arrivata davanti alla Corte Suprema.

Con una decisione presa con sette voti favorevoli e due contrari, la Corte ha ritenuto che aggiungere cannabis o tetraidrocannabinolo (THC) a un alimento destinato esclusivamente al proprio consumo possa essere considerato una normale attività culinaria. La semplice presenza della cannabis, secondo questo ragionamento, non trasforma automaticamente il cibo in un prodotto sanitario sottoposto a una disciplina speciale.

La Corte ha quindi disposto che Cofepris rilasci un’autorizzazione che comprenda anche questa modalità di preparazione.

Il punto è particolarmente significativo perché la “preparazione” della cannabis figurava già tra le attività autorizzabili nell’ambito dell’autoconsumo ricreativo, insieme a semina, coltivazione, raccolta, possesso e trasporto. La sentenza chiarisce ora che, entro determinati limiti, anche cucinare alimenti contenenti cannabis può rientrare in questo concetto.

Nessuna legalizzazione del mercato degli edibili

La pronuncia non apre però le porte a un mercato commerciale degli edibili alla cannabis.

Gli alimenti preparati sulla base di queste autorizzazioni devono essere destinati esclusivamente al consumo personale del titolare del permesso. Non possono quindi essere venduti, distribuiti, ceduti ad altre persone o messi a disposizione del pubblico.

Rimangono inoltre in vigore le restrizioni previste per altre categorie di prodotti contenenti cannabis.

La Corte ha infatti confermato i limiti imposti da Cofepris quando la cannabis viene utilizzata in prodotti sottoposti a normative sanitarie specifiche, come medicinali, rimedi erboristici, dispositivi medici, integratori alimentari, cosmetici e prodotti per la vaporizzazione.

La distinzione è quindi fondamentale: preparare in casa un alimento alla cannabis per il proprio consumo può rientrare nell’autorizzazione all’uso personale; produrre edibili da vendere o distribuire rimane un’altra questione dal punto di vista giuridico.

Una regolamentazione costruita sentenza dopo sentenza

La decisione si inserisce in un percorso particolare, perché in Messico una parte importante dell’evoluzione normativa sulla cannabis è stata determinata proprio dai tribunali.

Già nel 2015 la Corte Suprema aveva dichiarato incostituzionale, in un primo importante caso, il divieto assoluto dell’autoconsumo ricreativo di cannabis.

Dopo ulteriori pronunce dello stesso orientamento, nel giugno 2021 la Corte è intervenuta con effetti generali contro alcune disposizioni che impedivano al Ministero della Salute di autorizzare attività legate all’autoconsumo ricreativo di cannabis e THC.

Da allora gli adulti possono richiedere autorizzazioni che comprendono attività quali semina, coltivazione, raccolta, preparazione, possesso e trasporto. Resta però esclusa la possibilità di utilizzare queste autorizzazioni per commercializzare, fornire o distribuire cannabis ad altre persone.

Il Congresso messicano, nel frattempo, non ha ancora completato una disciplina organica e complessiva della cannabis per uso adulto.

Il risultato è un sistema particolare: il diritto all’uso personale della cannabis ha ottenuto un riconoscimento costituzionale, mentre molti aspetti pratici continuano a essere definiti progressivamente attraverso le decisioni dei giudici.

Con l’ultima pronuncia, uno di questi aspetti diventa più chiaro: per chi possiede la necessaria autorizzazione, l’autoconsumo della cannabis può passare anche dalla cucina.

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