Quando il cinema incontra la canapa

Una delle prime pellicole avente per tema la canapa risale al 1936, ovvero agli anni delle Olimpiadi naziste. Intitolata Follia d’amore vedeva protagonista Dorothy Short che, insieme a Kennet Craig interpretano due liceali dediti al consumo di cannabis e, per questo ne combinano di ogni colore. L’intento era, ovviamente, quello di dissuadere i giovani dal fumarla, in quanto portatrice di irreversibili danni cerebrali, oltre che a divenire soggetti pericolosi per la società.

Nel 1943 venne prodotto un documentario della durata di 15 minuti “Hemp for Victory” scritto da Brittain B. Robinson interpretato da Lee D. Vickers per la regia di Raymond Evans. Si trattava di un “corto” prodotto per incoraggiare i contadini a coltivare canapa durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1958 è Orson Welles con “Touch of evil” a parlare della pianta a 7 punte: ad un certo punto del film la protagonista viene rapita e rinchiusa in una camera d’albergo e obbligata ad assumere cannabis. Le scene erano girate per far presa sullo spettatore che, impaurito, tornava a casa convinto che la canapa facesse diventare spietati assassini o stupratori seriali.

Arriviamo al 1962 e gli occhi più azzurri del cinema americano, Paul Newman, diventa l’interprete de “La dolce ala della giovinezza”, una storia di tossici alle prese con le peggiori droghe, nato con l’intento di inculcare l’idea che fumare cannabis bruci i neuroni.

Sono gli anni 70 a portare un vero cambiamento. Non si può non citare “Easy rider” del 1969, il film cerca di diffondere una nuova mentalità: i consumatori di canapa non sono delinquenti, bensì lo sono i disinformati benpensanti! I tempi sono davvero cambiati e arriva anche “Up in smoke” del 1978 che narra il viaggio di due fumatori incalliti di marijuana in giro per l’America con il loro furgone carico d’erba. Lungo il loro percorso incontreranno poliziotti travestiti che cercheranno di arrestarli, fingendo di aiutarli e trainando il loro furgone in panne. Scene magistrali ed esilaranti.

E via di questo passo le pellicole si susseguono. Negli Stati Uniti, la canapa ha spinto generazioni di registi e artisti a dedicarle film per il grande pubblico, vista ormai la moda dilagante del suo consumo per scopi ricreativi e non solo.

In casa nostra ci pensa invece il Principe della risata Antonio De Curtis, in arte Totò, protagonista di “Che fine ha fatto Totò baby?” a convincere della malvagità della canapa. Nel film è un feroce assassino, diventato tale dopo aver mangiato canapa scambiandola per insalata. Passerà molto tempo prima che anche in Italia si possa parlare di cannabis con ironia: 20 anni fa ci ha pensato Nanni Moretti con “Aprile” a spiegare la canapa in maniera fresca e briosa provando su se stesso gli effetti. Nel 1988 è stato il turno di Gabriele Salvatores con “Marrakech express”.

Arriviamo a tempi più recenti. Agli inizi degli anni ’90 arriva nelle sale “La vita è un sogno”. Uno dei protagonisti Randall “Pink” Floyd, è un giocatore di football che vuole solo giocare nella squadra del college e fumare cannabis. Si troverà, invece, a dover gestire situazioni che lo vedono coinvolto con atleti, consumatori di marijuana, falsi amici e fan rockettari sfegatati, domandandosi sempre: “Cosa accadrà adesso?”. I protagonisti sono tutti destinati a diventare famosi: Ben Affleck, Matthew McConaughey, Jason London, Milla Jovovich e Parker Posey.

Menzione d’onore per “Il grande Lebowski”, la storia di un disoccupato fumatore di erba, Jeff “Drugo” Lebowski, che dedica la maggior parte del suo tempo a giocare a bowling e a fumare. La sua vita verrà improvvisamente stravolta a causa di uno scambio di persona per un caso di omonimia. Tecnica e linguaggio cinematografici lo hanno reso un “must” della storia del cinema: eccezionale inventiva di ripresa e sceneggiatura maniacalmente attenta alla psicologia dei personaggi, trasportano lo spettatore in un intricato ed esilarante racconto sui molti punti deboli dell’essere umano. Altri due sono i titoli del 1998: “Half Baked” con Dave Chappelle e “Bongwater” diretto da Richard Sears e interpretato da Luke Wilson.

Discorso a parte per i sempre attuali documentari. E’ il 1995, l’anno di “The Hemp Revolution – La Rivoluzione della canapa” per la regia di Anthony Clarke.

In forma molto chiara e sintetica spiega i tanti usi e le proprietà della cannabis, ma anche quali sono stati i motivi (soprattutto interessi economici di alcune potenti lobbies) che hanno portato alla sua proibizione. Ispirato al libro di Jack Herer “The emperor wears no clothes”.

E ora passiamo al mio preferito: “L’erba di Grace” (Saving Grace) è un film del 2000 diretto da Nigel Cole. La pellicola ambientata in Cornovaglia tratta le difficoltà finanziarie della protagonista, amante del giardinaggio, che cerca di salvare almeno la casa dopo la morte del marito, avviando in proprio una piantagione cui dedica cure e amore. Se non che alla fine… ha soltanto sognato e si trova in una libreria a firmare autografi.

Altra pellicola di inizio secolo è “Ci vediamo venerdì” (Friday). Film comico sulla vita quotidiana di due adolescenti cresciuti nel ghetto. Tutto si svolge in un solo giorno ed è incentrato sulle innumerevoli disavventure dei protagonisti, interpretati da Chris Tucker (Smokey) e Ice Cube (Craig). La loro giornata si trascina fumando marijuana, dopo aver saputo del licenziamento di Craig e cercando di uscire dalla serie di guai in cui, immancabilmente, continuano a cacciarsi.

Due sballati al college” (How high) è, invece, una commedia del 2001. Siamo all’Università di Harvard e ci sono due studenti fumatori d’erba. Silas e Jamal. La trama si sviluppa intorno alle ceneri di un amico morto, Ivory e al suo ritorno come fantasma, accorso in loro aiuto per fargli superare il test di ammissione al college, facendoli risultare molto preparati. In una serie di episodi che metteranno sottosopra il campus, i due scopriranno se stessi. Quando l’amico muore, Silas fa uso delle sue ceneri come fertilizzante per un nuovo lotto di marijuana.

In italiano è arrivato nelle sale col titolo di “Strafumati” mentre l’originale è “Pineapple  express”.

Questo movie del 2008 fonda il suo racconto sulle vite di un fumatore incallito di marijuana e del suo spacciatore e su come si ritrovino invischiati in una guerra tra bande della droga, dopo che uno dei due assistette involontariamente ad un omicidio. Nel film, pineapple, è un nuovo e raro tipo di cannabis.

Fratelli in erba” è del  2010 e dura 105 minuti (lo so perchè dopo un pranzo domenicale coi parenti qualcosa la dovevo pur fare). Trama: i gemelli Bill e Brady Kincaid sono assolutamente indistinguibili ma solo per l’aspetto fisico. Infatti, mentre uno è scappato dalla cittadina di provincia in cui sono nati ed è diventato professore di filosofia, l’altro è rimasto al paesello dove ha messo in piedi una florida coltivazione di marijuana con relativo commercio illegale. Le loro vite tornano ad incrociarsi quando il coltivatore, richiama il Prof. inscenando la propria morte. Il vero obiettivo è convincerlo a sostituirsi a lui per un giorno, in modo da avere un alibi perfetto per il crimine che ha in mente di commettere.

Il più recente, si far per dire, è “Kid Cannabis” infatti è una commedia americana del 2014. È basato sulla storia vera di un abbandono di adolescenti dell’Idaho, ricostruisce un traffico di stupefacenti  attraverso i boschi al confine tra Canada e Stati Uniti.

Ma non solo gli Stati Uniti, anche Bollywood non poteva certo sottrarsi all’argomento e ha prodotto: “Caccia al mirtillo” nel 2016, “Phir Hera Pheri” (2006) e “Charas”.

I titoli reperibili in rete sono oltre 80, chi scrive ha optato per un’accorta selezione in base ai gusti personali.

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