La canapa: da problema a opportunità. Una conferenza sull’uso medico della cannabis

Vercelli – “La canapa: da problema a opportunità” è questo il titolo della conferenza che si è tenuta presso il Rettorato dell’Università del Piemonte Orientale, venerdì 12 aprile scorso.

L’incontro è stato promosso dall’Associazione culturale Duchessa Jolanda onlus di Moncrivello (Vc), e dall’ateneo stesso. Dinanzi ad un folto ed omogeneo pubblico di agricoltori, medici, semplici curiosi e studenti di medicina si è svolto questo evento dedicato ad approfondire l’uso terapeutico della canapa.

Nell’arco di due ore, al tavolo dei relatori si sono succeduti: Giovanni Battista Appendino, ordinario di Chimica organica presso il Dipartimento di Scienze del Farmaco di Novara, Federica Pollastro, ricercatrice di Biologia farmaceutica presso lo stesso dipartimento; Marco Bertolotto, direttore del Centro di Terapia del dolore presso l’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure (Sv), uno dei primi medici in Italia ad aver utilizzato cannabinoidi sui pazienti; ed Elda Viletto, biologa nutrizionista, fondatrice dell’Associazione “Duchessa Jolanda” e, da anni in prima linea per la diffusione della cultura della canapa come alimento salutistico.

Oggi i cannabinoidi possono essere utilizzati solo sotto stretto controllo medico e la conferenza ha messo in luce le recenti acquisizioni della ricerca scientifica.

Giovanni Battista Appendino ha aperto i lavori tracciando la storia della canapa attraverso esempi e citazioni storiche. Ha parlato del club degli Hashischins (1844) con sede a Parigi sull’isola di Saint-Louis frequentato da Baudelaire, Dumas, Hugo, Balzac e Gautier; al cui interno, la cannabis non veniva fumata, bensì mangiata. Ha ricordato che il primo proibitore della storia è stato Napoleone Bonaparte, in quanto, non appena mise piede in Egitto (1798), subì un attentato e gli fu detto che l’attentatore era un consumatore di cannabis. Avvalendosi di alcune slides ha poi svelato alcune fake news che circolano in rete.

Federica Pollastro, invece, ha parlato dei semi di canapa da un punto di vista chimico. Ricchi di Omega 3 e Omega 6, oltre che di fibre, vitamine e sali minerali. Fanno bene alla salute, ma contengono anche acidi grassi saturi e, pertanto se ne sconsiglia un abuso, come un po’ in tutte le cose. “Il seme non produce cannabinoidi – ha detto la ricercatrice novarese – ma soltanto dopo che germoglia, dopo che compaiono le prime foglioline. Per cui, a priori è impossibile dire quanto THC contengano”. Curioso poi il suo excursus fra i ricettari di un tempo. Fin dal 1400 c’erano ricette a base di semi di canapa e alcuni paesi hanno tradizione di preparare pasti per le festività natalizie.

«La canapa e, in particolare, i farmaci cannabinoidi da essa derivati – ha poi sottolineato Elda Viletto – viene indicata da studi di letteratura medica e da esperienze cliniche come efficace nella terapia del dolore e nel contrastare alcune delle malattie più severe del nostro tempo, quali le neurodegenerative e le malattie metaboliche, diabete ed arteriosclerosi. La nostra associazione promuove la coltivazione della canapa per la sua proprietà di tutela dell’ecosistema ambiente, in quanto è una coltura biologica: è in grado di contribuire a contrastare l’effetto serra grazie alla grande capacità di assorbimento dell’anidride carbonica. Gli usi della canapa sono amplissimi: mattoni, pellet, bioetanolo, carta, tessuti, cosmetici e può diventare una leva per lo sviluppo di un’economia sostenibile». Ha anche aggiunto che arricchisce il terreno, non necessita di diserbanti e abbisogna di poca acqua, certo, non nasce dove l’acqua ristagna.

Infine, è stata la volta di Marco Bertolotto che impiega farmaci a base di cannabinoidi per curare varie forme tumorali. Lui non nega l’efficacia della chemioterapia, anzi, la suggerisce vivamente ai suoi pazienti, ma li consiglia anche di usare queste nuove medicine. “Sono pochi gli effetti collaterali, ma ci sono. Ha ammesso. Bisogna personalizzare la cura. Ogni paziente deve avere il giusto dosaggio. L’assunzione cambia le condizioni di vita degli ammalati e di chi gli sta intorno”. Il che non è poco, nei malati di Alzheimer, per esempio, dove è in corso un’infiammazione e la cannabis lavora proprio su questo processo, rallentandolo. ha spiegato Bertolotto.

La canapa è entrata nella farmacopea ufficiale italiana dal 2007; viene prodotta dallo Stato Italiano presso lo Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze ed è entrata nella legislazione con vari decreti. La Regione Piemonte ha emanato la L.R. n. 11 del 15 giugno 2015, riconoscendone le principali indicazioni terapeutiche: “Analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore – sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale resistente alle terapie convenzionali, contro il dolore neurogeno e provocato dal cancro; effetto antiemetico nella nausea e vomito causati da chemioterapia, stimola l’appetito in pazienti oncologici e nell’anoressia nervosa, effetto ipotensivo nel glaucoma”.

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