America divisa su tutto, tranne che sulla cannabis

L’America spaccata a metà. Su tutto, tranne che sulla cannabis

Il voto per le presidenziali americane ha fotografato un’America divisa, spaccata su tutto. La polarizzazione delle politiche di Donald Trump ha portato ad una frattura nell’elettorato americano a cui raramente abbiamo assistito in passato. Alla base di tutto ciò c’è una distanza sempre più profonda tra le istanze portate avanti dai politici repubblicani e democratici e, di conseguenza, un allargamento dello iato esistente anche tra gli elettori.

I cittadini che hanno votato Trump e quelli che hanno votato Joe Biden, detto in parole povere, non vanno d’accordo su nulla e hanno posizioni sempre più radicali su quasi tutti i temi di interesse pubblico, dall’immigrazione alle tasse, dall’economia alla gestione della pandemia, dalla sicurezza al lavoro. E la distanza, anche dal punto di vista culturale, cresce ogni giorno di più.

Su una sola cosa gli elettori statunitensi sembrano ormai navigare nella stessa direzione e riguarda l’approccio alle politiche di regolamentazione della cannabis. Molto semplicemente, da questo punto di vista, i cittadini hanno ormai preso una posizione precisa, esprimendosi sempre favorevolmente a qualsiasi forma di legalizzazione, liberalizzazione, depenalizzazione, regolamentazione della marijuana ad uso ricreativo e medico. Non solo, ciò che viene continuamente registrato è un rifiuto generalizzato nei confronti della politica basata sulla cosiddetta “War on Drugs”, l’approccio iper-proibizionista e repressivo che tanti danni ha fatto negli Usa e nel mondo nell’ultimo secolo.

Anche in concomitanza con una delle tornare elettorali più contraddittorie e combattute di sempre, elettori “rossi” (che in America sono i repubblicani) e “blu” (che sono i democratici) hanno votato in maniera inequivocabile a favore della legalizzazione della cannabis, negli Stati dove, insieme al voto per le elezioni politiche, era previsto anche un referendum in questo senso. In Montana, South Dakota, New Jersey e Arizona hanno detto sì alla cannabis ad uso ricreativo, in Mississippi è arrivato il via libera per la cannabis ad uso medico.

Con questo voto, salgono a 15 gli Stati americani che hanno legalizzato l’uso ludico, 38 quelli in cui è consentito l’utilizzo terapeutico. Si calcola che il mercato della cannabis, grazie a questi cinque voti, crescerà di altri 2,5 miliardi di dollari, portando decine di migliaia di posti di lavoro.

Davanti a tutto questo, si comprenderà come il prossimo passo atteso sia quello della legalizzazione a livello federale, come ormai in vigore da due anni nel vicino Canada. La vittoria di Joe Biden – se confermata, viste le azioni legali in tal senso annunciate da Trump – potrebbe aprire le porte ad una legge che si applichi su tutto il territorio nazionale, ma il fatto che al 99% i repubblicani manterranno il controllo del Senato rende tutto più difficile.

Solo per il momento, però. L’onda “verde”, infatti, sembra davvero difficile da fermare. Tutti i sondaggi d’opinione (l’ultimo Gallup dello scorso ottobre) fotografano un popolo americano schierato per la legalizzazione, con percentuali più vicine al 70 che al 60 per cento. La vice di Biden, Kamala Harris, è schieratissima da questo punto di vista e la prima conseguenza positiva del voto sarà una norma che liberalizzi l’accesso al credito bancario per le aziende che operano nel settore cannabis, negli Stati dove questo è regolamentato e liberalizzato.

Insomma, il fermento è grande e crescente. E paragonato allo stallo politico e culturale in cui siamo impantanati da anni qui in Italia fa venire una certa tristezza.

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