“Coltivazione domestica e depenalizzazione, il momento è adesso”. Parla Riccardo Magi

Sono giornate importanti per il futuro del settore della canapa, giornate da cui dipende il destino di centinaia di imprenditori e migliaia di lavoratori, di pazienti, di semplici consumatori, in attesa da anni che la politica faccia chiarezza e scelga la via del buon senso e del coraggio.

Facciamo un po’ d’ordine: abbiamo un emendamento alla legge di bilancio, attualmente congelato, che si pone l’obiettivo di regolare il settore della cannabis light, quella con basso contenuto di Thc, falcidiato dall’incertezza legata alla possibilità di commercializzare infiorescenze e derivati della canapa.

Poi abbiamo una discussione aperta in commissione Giustizia alla Camera sulla depenalizzazione e la liceità della coltivazione domestica di cannabis ad uso personale, che riprende e migliora la sentenza delle sezioni riunite della Corte di Cassazione di un anno fa proprio su questo tema.

E, cosa passata completamente in sordina, abbiamo un altro emendamento alla legge di stabilità che punta ad aumentare investimenti e importazione di cannabis a scopo terapeutico, e una mozione parlamentare di maggioranza che parla esplicitamente dell’allargamento della produzione di cannabis medica – oggi confinata all’Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze – anche ad enti locali e aziende private.

Insomma, una giungla di provvedimenti, mozioni, emendamenti, disegni di legge dentro la quale è davvero difficile orientarsi e capire come si stiano muovendo le varie forze politiche. Per provare a fare chiarezza su quanto stia accadendo, abbiamo fatto una chiacchierata con Riccardo Magi, deputato di +Europa, protagonista con la sua firma e la sua azione politica in quasi tutte le battaglie riguardanti la regolamentazione del settore della cannabis in Italia.

Magi, partiamo dalla questione più attuale. Sulla cannabis light sta andando in scena l’ennesimo teatrino difficile da decifrare. 

“Da un punto di vista formale e procedurale, l’emendamento a mia firma è attualmente accantonato, quindi non è ancora stato votato dalla commissione Bilancio, che ha deciso di metterlo da parte per esaminarlo nei prossimi giorni. Si tratta di un emendamento che si pone l’obiettivo di chiarire la norma sulla cannabis a basso contenuto di Thc, che vive da tempo in una zona grigia. Con questo emendamento si chiarirebbe definitivamente che la produzione e la commercializzazione per qualsiasi uso, anche delle infiorescenze, di cannabis con Thc inferiore allo 0,5%, è legale. Questo darebbe una certezza a tutti gli operatori del settore che conta migliaia di aziende e lavoratori. Non chiedono soldi o ristori, chiedono solo un quadro normativo chiaro, e credo che glielo dovremo dare. Se stessimo parlando di un qualsiasi altro settore, privo dello stigma sulla cannabis, si sarebbe probabilmente già fatto un decreto per aiutarli. A fronte di questo, per l’ennesima volta abbiamo avuto un dibattito assurdo, pretestuoso e ideologico da parte delle opposizioni”.

Da quello che emerge, però, anche nella maggioranza non c’è accordo.

“Io spero che sia la volta buona, ma non mi faccio illusioni. In alcuni partiti della maggioranza che sostiene il governo, penso ad Italia Viva ma anche al Partito Democratico, ci sono resistenze grosse che in qualche modo finiscono per giocare di sponda con l’opposizione di centrodestra. Però fino all’ultimo ci proveremo e ce la metteremo tutta”.

Sulla legge di bilancio c’è anche un emendamento che riguarda la cannabis terapeutica?

“Sì, un altro emendamento a mia firma che chiede lo stanziamento di ulteriori risorse (4 milioni di euro) destinate ad aumentare la produzione dello stabilimento chimico farmaceutico di Firenze e di incrementare le importazioni. Questo, ovviamente, in attesa che si arrivi ad una liberalizzazione regolamentata sia dell’importazione stessa che della produzione in Italia, visto che non è sostenibile continuare con un sistema che già oggi copre solo un quarto del fabbisogno di cannabis che servirebbe per soddisfare i pazienti. Anche questo emendamento è stato accantonato, vedremo cosa succederà”.

Spostandoci invece sulla cannabis in generale, quindi senza limiti di contenuto di Thc, la grande iniziativa del momento è quella che si sta discutendo in commissione Giustizia alla Camera. 

“Esatto. Si tratta di una proposta di legge di modifica dell’articolo 73 del Testo Unico sulla Droghe. Questa proposta nasce all’inizio della legislatura, quando c’erano un altro governo e un’altra maggioranza, in risposta a quella che noi ritenevamo essere un’impostazione sbagliata ed assurda, quella contenuta in un’altra proposta di legge, a prima firma del capogruppo della Lega a Montecitorio, il cui esame è abbinato al nostro”.

La famosa proposta leghista “Droga zero”?

“Esatto. Una proposta che si poneva anch’essa l’obiettivo di modificare l’articolo 73 del Testo Unico sulla Droghe, ma in senso opposto: inasprire le pene, facendo finire in carcere chiunque fosse responsabile di una condotta che rientri sotto l’articolo 73, compreso il fatto di lieve entità previsto dal comma 5. Una norma irrazionale e iper-repressiva senza alcun senso”.

Voi invece cosa proponete?

“Proponiamo una netta diminuzione delle pene, in generale, per lo spaccio di cannabis, andando inoltre a rafforzare la fattispecie del fatto di lieve entità. Una sostanziale depenalizzazione, che è la strada secondo noi da percorrere, a cui andiamo ad aggiungere un altro passaggio chiave, in cui si sancisce che la coltivazione domestica finalizzata all’uso personale non è in alcun modo punibile, né per via penale né per via amministrativa”.

Sarebbe davvero un passaggio storico?

“Guardi, noi tutti che seguiamo questa materia da anni sappiamo bene che l’obiettivo finale è una vera legalizzazione, una vera regolamentazione della produzione e del commercio della cannabis e dei suoi derivati. Ma in questo momento sarebbe un passo importantissimo, perché significherebbe invertire la tendenza che nel nostro Paese è stata dominante negli ultimi anni e che ha rovinato la vita a un sacco di persone. Sancire che la coltivazione domestica della cannabis non è punibile in nessun modo preluderebbe sicuramente ad ulteriori passi in avanti”.

Anche in questo caso, la domanda è d’obbligo: quante speranze ci sono che la proposta diventi legge?

“Allora, noi in commissione Giustizia abbiano audito tantissimi soggetti, competenti su differenti materie, per avere un quadro più ampio possibile. Abbiamo ascoltato parecchi punti di vista che sono favorevoli a questa impostazione basata sulla decriminalizzazione della coltivazione domestica e una forte depenalizzazione in generale. Questo non vuol dire che avremo i numeri sufficienti per approvare la riforma, perché nel Pd le resistenze non mancano. Faccio dunque un appello a loro, ma anche al segretario nazionale Nicola Zingaretti, perché è arrivato il momento di fare pressioni più dirette, eventualmente anche contribuendo a migliorare il testo. La lotta alle droghe, per come è stata impostata negli ultimi decenni, ha prodotto solo sofferenza e danni per la salute dei cittadini, senza minimamente contenere la diffusione delle sostanze e arricchendo la criminalità organizzata”.

Il punto è che molto spesso la questione viene considerata “marginale”. 

“Non lo è affatto ed è ora che il Partito democratico apra un dibattito serio su questo. E mi rifiuto pure di accettare l’argomento che a volte viene utilizzato: ‘Non è questo il momento’. Io penso che invece che siamo in ritardo e che il momento, anche a causa della grave crisi economica, sia proprio questo. Un mercato legale della cannabis può essere un volano importante per l’economia. E poi c’è un’altra piaga di cui nessuno parla: non ha più senso riempire le carceri di cittadini che violano il Testo Unico sulle Droghe. Ricordiamoci sempre che l’articolo 73 è il motivo principale per cui si finisce in carcere in Italia, e questo non è più accettabile”.

 

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