Coltivazione e filiera della canapa, la Sardegna non arresta la sua corsa

La regione Sardegna mantiene la parola data ai produttori sardi con la costituzione del “tavolo tecnico consuntivo regionale per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (cannabis sativa l.) e della canapa industriale” del decreto n. 917 A19 del 31.03.2022. L’assessorato all’agricoltura si impegna, quindi, a creare un dialogo costruttivo tra le parti: agenzie, procure, università, associazioni e rappresentanti del MIPAAF devono guidare la costruzione della filiera in modo equo e responsabile. Renderanno giustizia a tutti gli agricoltori sardi danneggiati dalla Procura di Cagliari che ha dato il via a “la stagione dei sequestri”?

Una manovra importante che conferma la volontà del Governo regionale di sostenere la filiera facendosi guidare dai professionisti che si occupano di produzione e tutela delle aziende agricole compartecipanti allo sviluppo del settore. Tra questi, gli avvocati Bulleri e Patteri che hanno pubblicato un comunicato a commento della normativa: “La Legge Regionale Sardegna n. 6 del 1.04.2022: sostegno alla filiera della canapa sativa di matrice europea ma con forte valorizzazione del territorio”.

“La Legge Regionale Sardegna n. 6 del 104.2022 si presenta come una legge di matrice europea – sostengono i legali – che si pone l’obiettivo di sostenere e valorizzare la filiera territoriale della canapa nell’ambito e nel rispetto delle norme previste dall’ordinamento nazionale e comunitario.” La legge, infatti, tiene da conto l’intera filiera dalla semina alla vendita, sia di canapa industriale che di cannabis sativa l., discernendo il fiore della fibra sul modello polacco. La tutela del produttore non è fine al controllo esecutivo ma si preoccupa della competitività aziendale tramite l’istituzione di un sistema distrettuale.

Un mercato competitivo che si apre all’Europa sorvolando i vuoti normativi della lg. 242/16. La lettura dei legali è assertiva: “Lo scopo della legge appare sin da subito evidente: porre rimedio alle criticità palesate dal settore sia sotto il profilo legale-normativo sia sotto un profilo tecnico-operativo. Soltanto mettendo in sicurezza la filiera, infatti, è possibile consentirne lo sviluppo in tutte le sue fasi: coltivazione, trasformazione e commercializzazione.”

Introducono infine la necessità di un censimento che sia di tutela e controllo del virtuoso mercato della canapa agricola: “I legislatori evidenziano la necessità di dotarsi di un sistema di mappatura e monitoraggio delle coltivazioni, essenziale per la sorveglianza, ma anche ‘pesare’ un settore che nell’isola è cresciuto in maniera esponenziale mettendo a nudo le molteplici criticità.” ma aggiungono: “parallelo e ovviamente non sostitutivo alle eventuali attività di indagine e sorveglianza delle forze dell’ordine.”

La filiera comprende piante intere e parti di piante, ma il proibizionismo ha condizionato informazione e pregiudizio. Per questo motivo ricerca scientifica e informazioni tecniche sono in continua evoluzione con nuove scoperte. E’ opinione degli avv. Bulleri e Patteri, che sono attività necessarie per il settore e la sua credibilità: “L’istituzione di un tavolo di coordinamento e la promozione di attività di ricerca, funzionali all’individuazione di genetiche idonee alle condizioni pedoclimatiche isolane, migliorare, conservare e stabilizzare la qualità delle produzioni nel rispetto dei parametri di THC e la creazione di impianti sperimentali per la trasformazione e la valorizzazione di TUTTI i sottoprodotti ottenibili dalla coltivazione della pianta di canapa sativa. Di estrema rilevanza l’indicazione contenuta all’art. 3, lett. h) relativa ai “prodotti ottenibili dalla coltivazione di canapa” dove, accanto alle destinazioni già previste dalla L. n. 242/2016, si specificano anche: h) piante intere, parti di pianta e rami freschi o essiccati”.

L’infiorescenza è quindi tutelata dalla legge sarda come sottolineato nel comunicato: “Tale indicazione appare assolutamente opportuna e conforme alla normativa di settore relativa al florovivaismo ed alla destinazione ornamentale della canapa, sia con riferimento alla normativa esistente di cui al D.Lgs. n. 151/2002 e D.Lgs. n. 214/2015 sia nella prospettiva della riforma del settore di cui al DDL n. 2009 già approvato dalla Camera dei deputati ed in attesa di approvazione al Senato.”

I produttori della Sardegna hanno avuto due anni di fuoco tra controlli, sequestri e processi derivati dalla collisione tra la legge 242/16, che tutela la produzione, e il testo unico sulle stupefacenti DPR 309/90 che implica il THC presente dell’infiorescenza. “In sostanza la legge regionale sarda rappresenterà un valido strumento normativo di risoluzione dei contrasti interpretativi – chiariscono Bulleri e Patteri – che si sono palesati nella Regione a seguito della nota emanata dalla DDA di Cagliari e sulla scorta della quale si sono verificati moltissimi episodi di sequestro, anche indiscriminato, a danno di produttori e commercianti di canapa.”

Piero Manzanares, presidente dell’associazione Sardinia Cannabis, sempre in prima linea nei dialoghi istituzionali, si dichiara in sintonia con il comunicato dei legali: “Condivido le parole di Bulleri e di Giacomo Patteri. La strada presa potrebbe essere quella giusta con l’aiuto dell’assessorato all’agricoltura e la collaborazione delle Procure e di tutte le forze dell’ordine che, come da decreto dell’assessora Gabriella Murgia, verranno convocate per partecipare ai lavori del Tavolo regionale sulla canapa, per trovare e siglare accordi comuni sulle prassi dei controlli, della tracciabilità e salubrità e di tutto quello che si può ottenere dalla pianta compreso le infiorescenze.” Manzanares è portavoce della quasi totalità delle aziende sarde e con il cuore conclude: “Come isola abbiamo la fortuna di avere un territorio che si presta a questa coltura ma servono progetti e investimenti per dare vita alle diverse filiere che potrebbero nascere. L’associazione che rappresento è fatta di agricoltori e imprenditori che credono nella canapa e vedono se ben strutturato un settore che potrebbe portare una nuova fonte di reddito.”

Tempo fa avevamo intervistato Caterina Cadeddu, imprenditrice e produttrice di cannabis light.

Nel febbraio del 2021 Caterina ha visto i carabinieri mettere i sigilli alla sua azienda e da allora Juanita è ibernata come centinaia di canapicoltori in Sardegna . Più di un anno è passato ma la situazione è ferma, le abbiamo chiesto come procede: “Siamo andati in tribunale, dove non hanno accettato l’archiviazione e il giudice ha chiesto al PM di formulare l’accusa, quindi l’8 giugno saremo di nuovo in tribunale.”

L’imputazione per cui è processata è “detenzione di sostanze stupefacenti”, sanzionata secondo il DPR n. 309/1990, per tre articoli diversi nel caso di Caterina: secondo l’articolo 73, detenzione ai fini di spaccio, art.75, detenzione al fine di utilizzo personale e l’aggravante art. 80 comma 2 , che prevede la maggiorazione delle pene dalla metà a due terzi laddove “il fatto riguarda quantità ingenti di sostanze stupefacenti o psicotrope” dato che era un magazzino.

La legge regionale ci auguriamo cambi qualcosa, i canapicoltori sono processati per il loro lavoro, pur essendo contribuenti e cittadini onesti sono puniti dal sequestro del prodotto, fino all’obbligo stesso di investire per la propria tutela. Caterina non si scoraggia anzi aggiunge: “Speriamo che questa legge regionale faccia chiarezza ai carabinieri, alla polizia e che finalmente possiamo lavorare” e per quanto riguarda la sua azienda sa con certezza cosa fare: “quest’anno coltiverò di nuovo!”


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