Cannabis e Diritti: se ne ricorderà il Parlamento del futuro?

Sembra passata una vita da quando due settimane fa associazioni, partiti e società civile antiproibizionista si erano ritrovati al Pantheon per manifestare a favore della legge sull’auto coltivazione di Cannabis.
In quel momento, come avevamo già evidenziato in questo articolo , iniziava l’iter che ha portato allo scioglimento del governo e alla decisione di convocare le elezioni il 25 Settembre prossimo. I sondaggi, per quanto riguarda i temi dei diritti e per la cannabis, temi che ci interessano particolarmente, non lasciano presagire un futuro roseo.

Quali saranno le promesse su questo tema ( sempre che qualcuno ne faccia)? Chi avrà la forza di rappresentare in Parlamento un movimento sociale e culturale che è rivolto al futuro?
Il Partito Democratico si è dimostrato in questi anni molto timido. Oggi può contare su una serie di Parlamentari e Consiglieri Comunali favorevoli, ma dovrebbe avere il coraggio di promuovere questo tema come davvero prioritario. Proprio come hanno fatto in Germania.
Il Movimento Cinque Stelle oggi non può più contare sulla solidità passata e, anche rispetto a questo tema, ha giocato in questi anni al rallentatore.
I partiti della destra odierna non li possiamo neanche considerare: se dovessero arrivare a governare, la loro politica sul tema sarà quella salviniana delle scuole sicure e della repressione sulle persone.
I partiti minori possono prendere una posizione in modo più agevole, facendosi trainare dalle associazioni antiproibizioniste, ma la rappresentanza rimarrebbe ridotta e non incisiva all’interno dei giochi Parlamentari.

Eppure ci sarebbero validi motivi per apportare delle politiche di autodeterminazione dei corpi, e quindi un assetto antiproibiziosta, all’interno del futuro Parlamento.
Le numerose proposte di legge, ricordiamo quella di iniziativa popolare ‘Legalizziamo’ portata avanti da Radicali Italiani e dall’Associazione Luca Coscioni del 2016 che prevedeva una legalizzazione completa, mancano forse di regolare quello che sarebbe il settore delle imprese private, ma dando un’impostazione utile all’allontanamento della repressione sulle persone.
Repressione che si attua a partire dall’obbligo di dover avere a che fare con le piazze di spaccio, luogo in cui aumentano i rischi di incontro anche con le sostanze pesanti. A discapito dei giovani, che dovrebbero invece essere informati del mondo delle sostanze. Arriviamo poi al Referendum dello scorso anno, che in una settimana ha mobilitato più di 500 mila firme in una settimana, promosso da Meglio Legale, ALC, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione, Radicali Italiani, Possibile, +Europa, Sinistra Italiana, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Europa Verde, ARCI, Comunità San Benedetto al Porto, LILA, Volt Italia, Eumans, Freeweed e tante altre associazioni e partiti.

Aldilà di tutto questo, un Parlamento che prendesse in considerazione le entrate economiche e la nascita di un nuovo settore produttivo, in un periodo in cui una recessione economica sembra scontata, sarebbe certamente previdente, espressamente nazionalista e allo stesso tempo mentalmente internazionale.

Un parlamento che prende in considerazione il tema cannabis, diventerebbe subito un luogo che prende a cuore il tema del carcere, strettamente correlato. Così come il tema immigrazione: i dati infatti ci dicono che più di 1/3 delle persone in carcere per la legge sulle sostanze è popolazione immigrata, oggi minoranza abbandonata alla malavita e più soggetta alla microcriminalità. Non di certo per volontà.
Un parlamento che si occupa di cannabis, si prenderebbe cura anche dei malati che non possono oggi ricevere una adeguata assistenza, a causa della carenza di medici. Parallelamente a tutto questo si potrebbe e dovrebbe investire in formazione: oggi a parte due Università in Italia che hanno creato dei corsi appositi per lo studio della cannabis, questa non è possibile sceglierla come materia di studio all’interno di un percorso universitario in medicina.
Un Parlamento che si occupa di cannabis romperebbe ulteriormente i tabù: faciliterebbe le imprese di cannabis light, che sono un mercato differente rispetto alla cannabis ricreativa, valorizzerebbe la canapa, anche a livello ambientale. Anche qui, basterebbe investire sulla ricerca scientifica.

Questi sono solo alcuni dei motivi, che evidentemente devono essere inseriti in un contesto più ampio di analisi: mi vengono in mente ad esempio le perfette condizioni climatiche nel Sud Italia per questa pianta, che potrebbe diventare un volano e dove si potrebbe creare un mercato legale solido all’interno di un contesto in mano alle mafie. Un mercato green permetterebbe a molti giovani di non lasciare il Sud Italia, oggi ancora fortemente soggetto all’emigrazione giovanile, svuotando quindi il territorio dal capitale umano del futuro.

Una lotta trasversale per combattere le disuguaglianze, inserita all’interno della rivendicazioni di più ampi diritti: penso ad esempio al tema LGBTQIA+, dove le comunità americane in modo trasversale hanno lottato per l’una e l’altra battaglia. Così sta avvenendo anche sul tema dell’aborto, insomma, sui temi che riguardano la libertà dei corpi delle persone.

Insomma ci vorrebbe un nuovo Parlamento (e un nuovo governo) al passo con le sfide sempre più complicate che ci si pongono davanti. Sarà mai possibile, anche in Italia?

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