Chiudete le piazze di spaccio, non i negozi che lavorano nella legalità

Le prime conseguenze della sentenza, che avrebbe dovuto chiarire una volta per tutte la questione relativa alla commercializzazione di infiorescenze derivate dalla Cannabis light e che invece ha creato ancora più confusione, stanno cominciando a manifestarsi in tutta la sua drammaticità.

Nel giro di poche ore, a Caserta, tre negozi sono stati sequestrati dai carabinieri che hanno eseguito un decreto d’urgenza di perquisizione e sequestro preventivo emesso dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. I titolari dei negozi, si legge nell’ordinanza, sono stati denunciati perché “detenevano ed esponevano per la vendita infiorescenze, foglie, resina e olio ottenuti dalla coltivazione di una varietà di cannabis” che non rientra tra quelle ritenute “legali”.

Il titolare di uno dei tre, il Green Planet Growshop, si è incatenato davanti al suo negozio “aperto con tanti sacrifici”, per chiedere alle istituzioni “per quale motivo me lo hanno sequestrato, mentre droghe davvero dannose vengono vendute quotidianamente in tutte le piazze di spaccio note a magistratura e forze dell’ordine”.

Il 27enne Virgilio Gesmundo è uno degli imprenditori che nel 2015 aprì il negozio incentrato quasi interamente sulla canapa e sui tanti prodotti che vi si ricavano, un mercato in grande ascesa colpito però dalla recente sentenza della Cassazione, che ha dichiarato fuorilegge la vendita della Cannabis, ma solo se abbia effetto drogante. A Gesmundo i carabinieri hanno sequestrato nello scorso weekend il negozio sulla base di un decreto emesso dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere dopo la sentenza della Suprema Corte.

“La sentenza non dice che siamo fuorilegge, eppure magistratura e forze dell’ordine non hanno perso tempo a chiudere il negozio; ai carabinieri ho fornito i 16 grammi di Cannabis light, con un livello di thc inferiore alla soglia definita drogante, che peraltro aveva già messo fuori vendita proprio in attesa di chiarimenti successivi alla sentenza, ma loro hanno sequestrato l’intera attività; eppure vendo concimi e prodotti per tutti i tipi di coltivazione, canapa compresa ovviamente. Come faccio ad andare avanti, dovendo pagare le tasse? In questo momento mi sento poco italiano, perché lo Stato mi vieta il lavoro, a dispetto di quanto afferma la Costituzione” dice, mostrando il gilet giallo, uguale a quello indossato dai francesi che protestano da mesi. Gesmundo ha presentato ricorso contro il decreto d’urgenza emesso dalla Procura.

Situazione simile per il primo growshop della Capitale, Hemporium. Fin dal 2001 nel centro del popolarissimo quartiere San Lorenzo, oggi si è visto sequestrare la cannabis light presente nel negozio. Insomma sono tanti, troppi, i sequestri che si stanno abbattendo sui negozi di canapa in tutto il nostro territorio.

Ma come è possibile che in questo Paese sia consentito questo tipo di violenza ai danni di un imprenditore che versa le tasse, nel rispetto della legge, mentre nelle piazze di spaccio di tutta Italia la criminalità organizzata continua ad arricchirsi vendendo morte?

E’ possibile che in Italia si debba assistere a indegne baracconate, come quella messa in scena da Fratelli d’Italia con i suoi improbabili flashmob, mentre nel resto del mondo si va verso la legalizzazione totale, unica arma per togliere ossigeno alle organizzazioni criminali?

Non si può accettare tutto questo, non è più tempo di guardare quello che sta succedendo con indifferenza. E’ il tempo che ognuno faccia sentire, forte, la propria voce.

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