Taoismo, induismo, buddismo: l’uso della canapa nelle religioni

Veicolo di comunicazione con l’Aldilà, fedele compagna nella meditazione, l’uso cerimoniale della canapa è attestato fin dall’Egitto faraonico come risulta da una tavoletta di Assurbanipal dell’VIII secolo, dove la pianta è denominata Qunnapu.

Ad avvalorare questa testimonianza, c’è il fatto che Seshat, dea egizia della scrittura e degli annali faraonici, è rappresentata con una foglia sopra il capo intenta a scrivere. Sembrerebbe proprio una fogliolina di canapa. Ma le tesi, come sempre, sono controverse. Infatti, alcuni studiosi ritengono che si tratti di un fiore stilizzato o di una stella a sette punte. Guarda caso.

Nel corso dei secoli poi l’uso medico e ricreativo della cannabis è giunto in Europa dal Medio Oriente attraverso la mediazione dei Crociati in pieno Medioevo. Ma vediamo ora nello specifico come le varie religioni abbiano adottato o meno l’uso della canapa.

Taoismo

I primi testi taoisti citano la cannabis da fumigare come incenso per scopi ritualistici, per estinguere il desiderio egoistico e raggiungere così uno stato di naturalezza. Si credeva che la canapa aiutasse anche nella divinazione. Monaci e sciamani taoisti usavano quest’erba per comunicare sia con gli spiriti benigni sia con quelli maligni. La filosofia fondamentale del Taoismo risiede nell’armonia e nell’equilibrio di tutte le cose dell’universo, incarnata nel simbolo dello yin&yang. Questo antico sistema di credenze cinesi risale al IV secolo a.C.

Paganesimo

Ci sono prove dell’uso della canapa nel primo paganesimo germanico. Il vegetale era impiegato nei riti religiosi atti a favorire la fertilità ed era considerato così importante, che si donavano ai defunti abiti e semi di canapa. Persino il raccolto era oggetto di celebrazioni. Secondo la mitologia norrena, la pianta aveva in sé l’energia femminile di Freyja, dea dell’amore, della bellezza e della fertilità. L’assunzione ne comportava l’intromissione della dea nel corpo del consumatore.  

Induismo

Da una mescolanza di Induismo Shivaita e Buddhismo tibetano ne rinveniamo l’uso in India attorno al VII secolo d.C. L’impiego cerimoniale della canapa è attestato nell’Atharva Veda (documento risalente a circa 3000 anni fa) ed è antico quanto quello vedico del Soma, ma mentre il Soma era un sacramento, la cannabis (Bhang) era considerata una pianta speciale, usata per scopi magico-sciamanici. L’Atharva Veda cita infatti, il Bhang insieme al Soma, “per la liberazione dalla sofferenza”. I Veda indicano che nelle foglie di canapa giaccia un angelo custode e per questo sia fonte di felicità e gioia. Sembrerebbe proprio che fu il dio Shiva a creare la canapa dal suo stesso corpo per purificare l’elisir di lunga vita, attribuendole l’epiteto angaja ossia “nata dal corpo”. Il termine “ganja” deriva proprio da questa dicitura. Ma anche Sativa e Shiva, guarda caso si somigliano tanto come parole.

Un’altra leggenda, invece, sostiene che Shiva trovi riparo all’ombra di una pianta di canapa, ne mangi le foglie e da allora ne fa il suo cibo preferito. Ed ancora, mentre sua moglie Parvati si accingeva a seminarla le consiglia di dire “Bangi, bangi”, perchè cresca più in fretta e di miglior qualità. Nelle pratiche spirituali induiste, essa può essere somministrata in tre forme:

  • il bhang, che è una bevanda lattiginosa ricavata dalle foglie e dalle cime della canapa;
  • il charas, che è un tipo di hashish fatto dalla resina di canapa;
  • e la ganja, ossia le cime da fumare. Bere il latte di bhang per pulire e purificare il corpo durante una festa religiosa è considerato un atto sacro.

In India e in Nepal la pianta ha svolto e continua a svolgere un significativo ruolo religioso.

Sebbene sia ritenuta una droga illegale, in Nepal, molti abitanti la consumano durante le feste (Shivaratri e Holi), e il governo la tollera in una certa qual misura.

Infine il demone dell’ebbrezza, Vice-Vadat, è simboleggiato dalla canapa.

Buddismo tibetano

Rimanendo sempre in Asia, i buddisti tibetani hanno una lunga tradizione di impiego dell’erba a fini religiosi. Si dice che Buddha, nel V secolo a.C., durante il suo cammino verso l’illuminazione, abbia mangiato solo un seme di canapa al giorno. Spesso Buddha è raffigurato mentre stringe in mano foglie seghettate e lanceolate. A quei tempi si pensava che assumerla espandesse la coscienza durante le cerimonie e la preghiera, fungendo da aiuto alla meditazione.

Sufismo

Haydar fondatore dell’ordine dei Sufi, era un asceta che da 10 anni viveva rinchiuso in un monastero da lui stesso edificato. Un giorno uscì e andò a passeggiare per i campi, al suo rientro era particolarmente euforico e alla domanda da parte dei suoi discepoli a cosa fosse dovuta quella sua insolita allegria, rispose che aveva mangiato alcune foglie di una pianta, che aveva trovato e che sembrava danzare sotto il sole cocente. I suoi adepti furono molto incuriositi e si misero alla ricerca della strana pianticella, Haydar indicò loro, però, di non farne parola con nessuno, solo con altri Sufi. Il capo spirituale visse fino al 1221 sempre nutrendosi di canapa, tanto da volerne alcune piante attorno alla sua tomba. I Sufi sono una setta islamica eretica convinti che Allah si possa conoscere solamente attraverso l’esperienza dell’estasi, stato riconducibile grazie al consumo di cannabis, pratica non riconosciuta dal resto dell’Islam; essi vivono emarginati dal mondo arabo.

Cattolicesimo

Poche sono, invece, le prove attestanti l’uso della canapa nel Cristianesimo. Nel 1936, l’etimologo polacco Sula Benet pubblicò una nuova interpretazione dei testi antichi del Vecchio Testamento. Ritenne, infatti, che ci fosse stato un errore di traduzione dell’originale versione greca del libro e che l’interpretazione corretta, darebbe un significato nuovo. Secondo la sua teoria, il termine ebraico per la cannabis “kaneh bosm” fu scambiato invece per calamo, che è una pianta usata a fini aromatici. Se la sua teoria fosse corretta, i libri del Vecchio Testamento come l’Esodo, il Cantico dei Cantici e i Libri di Isaia, Geremia ed Ezechiele farebbero spesso riferimento al consumo di canapa da parte dei fedeli.

Rastafarianesimo

La religione rastafariana (diffusasi in Jamaica durante gli anni ’30 del 1900), prevede l’uso spirituale della canapa per varie cerimonie. Secondo il credo rastafariano, che rifiuta tutte le forme di materialismo ed oppressione, la canapa espande la coscienza, aumenta il piacere, rilassa e libera dalle energie negative. I rastafariani credono che la pianta porterà l’uomo più vicino al suo creatore: Jah. Nel tardo ‘900, i rastafariani erano oggetto di controlli da parte delle forze dell’ordine, solo dopo lunghe procedure legali che culminarono nel Religious Freedom and Restoration Act (Atto di restorazione e libertà religiosa) nel 1993, si stabilì che consumare marijuana per scopi spirituali e religiosi era legale per la giurisprudenza statunitense.

Protestantesimo 

La Convenzione sullo stato battista dell’Arkansas votò per scoraggiare la cannabis medica nel 2016. Due anni fa il direttore esecutivo della Florida Baptist Convention, Tommy Green, disse anche che le congregazioni dovevano essere incoraggiate a votare contro l’ampliamento della legalizzazione della cannabis medica in Florida. La National Evangelical Association of Belize si è opposta alla depenalizzazione del 2017 in Belize.

Le Assemblee di Dio USA, così come altre chiese pentecostali hanno storicamente sostenuto l’astinenza da alcool, tabacco e narcotici. I sostenitori di questa visione, in genere, citano passi biblici ingiungendo il rispetto per il proprio corpo e proibendo l’ebbrezza.

Altre chiese protestanti hanno appoggiato la legalità della marijuana medica, tra cui la Chiesa presbiteriana (Usa), la Chiesa metodista unita, la Chiesa unita di Cristo e la Chiesa episcopale.

New age

Nel secolo scorso sono sorti diversi movimenti e sette “new age” che usano la canapa come mezzo sacro. Alcuni di questi sono: il THC Ministries nato alle Hawaii per opera di Roger Christie oggi presente in Australia, Canada e Usa; il Temple 420 di Los Angeles, una chiesa fondata dal pastore Craig Rubin, di origine ebraica; i Green Faith Ministries di Nunn in Colorado, il Cantheism (una religione emergente che usa la cannabis come un sacramento), The Cannabis Assembly, The Church of the Universe, The Free Marijuana Church of Honolulu e The First Church of Cannabis. Il 20 aprile 2017, l’organizzazione religiosa non-profit Elevation Ministries ha aperto la sua sede a Denver, ed è conosciuta anche come International Church of Cannabis, un edificio classico all’esterno ma molto colorato al suo interno.

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