Beatrice e il proibizionismo: “Se serve andremo alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo”

Beatrice, 53 anni, produce per uso personale. Ha una prescrizione medica di olio di cannabis per ansia, attacchi di panico e depressione. Ha la terza media e gestisce un growshop a Podenzano (negozio di coltivazione e prodotti in canapa in provincia di Piacenza). Beatrice ha deciso di abbassare la serranda, si deve arrendere. Ma il suo avvocato Lorenzo Simonetti non vuole arrendersi: “Il caso di Beatrice lo porteremo alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo, se serve”.

Beatrice, infatti, in poco meno di un anno ha subito una perquisizione domestica: 27 ore di arresti domiciliari, il sequestro di beni privati e di materiali aziendali, un’accusa per l’art.73 co IV dpr n. 309/90 poi archiviata e la distruzione del materiale sequestrato. Il suo growshop era un sogno. Si è trasformato in incubo il 15 novembre 2021: “La Guardia di Finanza si è presentata alle 6.30 del mattino mostrando un regolare mandato di perquisizione spiccato dalla Procura di Brescia”, ricorda Bea.

L’avvocato Simonetti, legale di Beatrice insieme il collega Claudio Miglio, spiega: “Per iniziare, porteremo il suo caso fino alla Corte di Cassazione”. Una storia come tante, ma altrettanto unica: “Siamo stati contattati da Beatrice – ricorda Simonetti – per il sequestro di due chili circa di infiorescenze di cannabis light presso la sua abitazione, piante per uso esclusivamente personale e denaro in contanti. Era evidente che la situazione era sfuggita di mano, per cui presi subito un treno per recarmi alla Procura di Piacenza”.

I carabinieri si ritrovano così nella casa in cui Beatrice vive con la madre, 81 anni, anche lei con prescrizione medica di olio di cannabis per artrite cronica. La sorpresa è totale, così come è massima la collaborazione delle indagate. Sono di fronte ad un’evidente frainteso, le due signore sono tutto fuorché malavitose fuorilegge.

Il giudizio è soggetto all’interpretazione personale, cannabis light o spaccio, per cui l’avvocato Simonetti interviene preventivamente, il giorno prima dell’udienza di convalida, presentando al Pubblico Ministero una memoria esplicativa su cosa sia la cannabis light. Il PM, con un decreto di scarcerazione immediato, rende la libertà a Beatrice dagli arresti domiciliari.

I negozi come quello di Beatrice, i growshop, hanno custodito la cultura della canapa in Italia per oltre due decenni. Attività commerciali, contribuenti tassati e con prodotti acquistati e ceduti nel rispetto delle leggi vigenti che subiscono sequestri e indagini la presenza di infiorescenze di canapa (DPR 309/90 per la detenzione e la cessione a terzi). Un’inutile spesa per le casse dello stato e per la persona. Colpire e indebolire una filiera nascente, inoltre, è un mancato introito alla luce delle promesse di sviluppo di questa economia.

“Questi negozi hanno il divieto di vendita al pubblico di cannabis light salvo non abbiano efficacia drogante, secondo la sentenza a sezioni unite della Corte di Cassazione del 2019, d’altra parte bisogna prendere in considerazione il tema dell’efficacia drogante che non c’è”, commenta ancora Simonetti

Un anno di processo, inoltre, è un danno insanabile per un piccolo imprenditore italiano.

Il Giudice ha restituito 4.430 euro, archiviato l’accusa per piante perché ad uso personale, convalidato la legittimità delle infiorescenze. Ma alla richiesta di restituzione delle stesse il Giudice non ha disposto il dissequestro, anzi ne ha ordinato la distruzione. “2.260kg di cannabis con principio attivo inesistente, THC pari allo 0,2%, vengono distrutti – spiega Simonetti – Per questo motivo combatteremo fino alla fine, per dimostrare che il nostro percorso ha un grado di ragionevolezza. Ma non è una battaglia facile”.

La peculiarità di questo processo: distruggere infiorescenze con lo 0,2% di Thc!

“La particolarità che distingue il processo di Beatrice dagli altri è l’assurdità – espone l’avvocato – per cui lo stesso Pubblico Ministero ha dichiarato che il valore del THC, massimo pari allo 0,2%, non ha efficacia drogante e nonostante ciò è stata richiesta la distruzione”.

Il legale di Beatrice sottolinea l’incoerenza delle motivazioni del Giudice: “Nonostante la res sotto sequestro non sia ritenuta intrinsecamente illecita, il Giudice sostiene che l’efficacia drogante dipenda da diversi fattori, senza motivare il punto. Per cui abbiamo deciso, se necessario di portare il caso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”.

Le violazioni delle motivazioni del giudice secondo l’avvocato sono chiare: “È illogico e violativo della disciplina della confisca il fatto che il tribunale ha ritenuta illecita la detenzione della cannabis sequestrata nonostante lo stesso decreto abbia riconosciuto l’assenza dell’efficacia drogante. E sotto il profilo della violazione dei criteri di logica coerenza della motivazione”.

Il Giudice nelle motivazioni alla sentenza afferma: ”Rilevato che (…) la marijuana sequestrata avrebbe un principio attivo pari, in media, allo 0,2%; rilevato che, tuttavia, non sono stati raccolti altri dati che consentano di escludere l’effetto stupefacente in concreto e che lo stesso non può desumersi dal solo THC, in ragione dei molteplici fattori influenti; rilevato che la nota delle Sezioni Unite (…) non esclude rilevanza penale sulla base della sola bassa concentrazione di THC” e dispone la distruzione della cannabis legale.

Il Giudice prende posizione, quindi, senza raccogliere ulteriori dati sul materiale sequestrato né sull’efficacia drogante “assente” nei fiori ad alto CBD, come dimostrato dallo studio sul consumo di “cannabis light” del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Unità di Medicina Legale, Università di Bologna, pubblicato nel 2019: “Light cannabis” consumption in a sample of young adults: Preliminary pharmacokinetic data and psychomotor impairment evaluation.

Beatrice ha subito l’inadeguatezza delle normative alla società attuale: “Mi sono trovata, da incensurata, agli arresti domiciliari, perché c’era il Covid, altrimenti mi avrebbero messo in galera, con processo per direttissima. Alla fine hanno solo gettato i soldi dei contribuenti”. Difatti, il processo per direttissima non è stato svolto in quanto le infiorescenze sequestrate sono risultate dalle analisi con thc < 0,2%. Inoltre, le piantine da autoproduzione erano in vegetativa tranne una ed hanno potuto analizzare solo quest’ultima (4,8% di thc).

“E’ un processo dove si mette in gioco il tema del negozio, con questo dictum della Corte di Cassazione che è monolitico, mitologico, (sentenza a Sezioni Unite 30475/2019) che limita la vendita di cannabis light salvo la presenza di efficacia drogante. Quindi, stiamo spingendo sull’efficacia drogante che deve travolgere il tema della vendita al pubblico. Questa sentenza potrebbe aprire la strada ad altri imprenditori per stabilizzare il mercato e il sistema giudiziario” conclude Simonetti.

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