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HomeCannabisIl Termometro cannabico di Ottobre

Il Termometro cannabico di Ottobre

Il termometro cannabico di fine ottobre ha l’aspetto delle pagine del libro di storia quando nominava “vassalli, valvassori e valvassini” e incute timore come un film splatter di Halloween. La Presidentessa Giorgia Meloni ha subito dichiarato le sue intenzioni su aborto, cannabis, reddito di cittadinanza, immigrazione, la preoccupazione è che ora tocchi alle istituzioni scolastiche. Le uniche affermazioni certe della Presidentessa sono che è: una donna, una madre e una cristiana.

Dio, patria e famiglia ci hanno perseguitato per secoli, quando finalmente iniziamo a liberarci da questo sistema “proibizionista”, “sovranista” e “anacronistico” il Ministero delle politiche agricole (Mipaaf) si trasforma in Ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare e torniamo un secolo addietro.

La filiera cannabica, già in bilico, è giustamente preoccupata. Fratelli D’Italia, e i soliti due particolari esponenti della politica Giovanardi e Gasparri hanno già arrestato il lavoro di rinnovamento normativo dell’ex Ministra Fabiana Dadone, il ddl Magi-Licatini è stato sospeso dalla calendarizzazione prima della pausa estiva del Parlamento, Maurizio Gasparri e Cecilia D’Elia hanno depositato due ddl con modifiche alla legge 242/16.

Il quadro della politica italiana fa quasi pensare all’emigrazione come unica soluzione.

Vediamo insieme quali paesi europei sono papabili per produttori, consumatori medi e pazienti cannabici.

In ottobre Germania, Malta, Olanda e Lussemburgo si sono riunite nel Granducato per valutare un modello unico di regolamentazione della produzione e dell’uso personale di cannabis. Nel frattempo, sette Stati su ventisette in Europa, criminalizzano l’uso della cannabis punendo i consumatori anche con il carcere ( studio pubblicato da Emcdda – European monitoring centre for drugs and drug addiction): Svezia, Finlandia, Estonia, Francia, Ungheria, Grecia e Cipro sono tutt’ora proibizionisti anche se sempre più raramente applicano leggi punitive in merito al possesso di cannabis.

Il quadro giuridico per l’uso della cannabis in Europa fa riferimento al Regolamento (UE) n. 1307/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013 che autorizza la coltivazione di canapa con contenuto di THC è inferiore allo 0,2% di varietà iscritte al registro europeo. Ogni nazione applica la sua normativa all’interno dei propri confini, ma negli scambi commerciali tra stati membri vige il diritto di libera circolazione dei prodotti agricoli tra tutte le società all’interno dell’UE.

La Polonia, il paese più interessante per la regolamentazione della canapa industriale

La Polonia non ha una regolamentazione sul CBD , differenzia però la pianta in due categorie: cannabis (non fibrosa con THC > 0,2%) e canapa fibrosa (THC < 0,2%). Il CBD non è una sostanza controllata a condizione che derivi da piante che hanno un contenuto inferiore allo 0,2% di THC, il che permette al mercato dell’alimentare e della cosmesi una crescita costante.

Lo Stato polacco permette:

  1. Produzione, coltivazione di Cannabis Sativa (canapa fibrosa);
  2. Sourcing e merchandising di canapa fibrosa all’ingrosso;
  3. Lavorazione della canapa fibrosa per alimenti, bevande, integratori dietetici, prodotti medici;
  4. Vendita al dettaglio di prodotti a base di canapa e CBD.

La produzione di cannabis, però, è riservata agli agricoltori, dopo aver richiesto un’autorizzazione specifica che implica le seguenti condizioni:

  1. il richiedente deve avere la fedina penale pulita per i reati di cui all’art. 63, 64 o 65 della legge polacca sulla lotta alle dipendenze;
  2. la canapa può essere coltivata solo in aree designate, sulla base di un permesso di coltivazione, utilizzando sementi di categoria élite o certificata;
  3. il contratto di coltivazione è tenuto a stipulare con un ente autorizzato dal Maresciallo Regionale all’acquisto della canapa;
  4. misure tecniche e infrastrutturali garantiscono un’adeguata sicurezza contro l’uso della canapa per scopi illeciti.

La coltivazione della canapa CBD, inoltre, in Polonia è soggetta a controllo ove in caso di irregolarità si interviene con ammenda amministrativa. Nel maggio del 2019 la Commissione alimentare e nutrizionale polacca ha emesso un parere sui prodotti a base di CBD, nella quale viene dichiarato che i prodotti alimentari esulano dal regolamento Novel Food, Regolamento (UE) 2015/2283 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015. L’uso medico è legale mentre il possesso di cannabis senza prescrizione medica è punito, anche se da gennaio di quest’anno è in discussione un testo di legge che prevede la depenalizzazione per la coltivazione di quattro piantine e la tolleranza di 5 grammi per uso personale al di fuori delle mura domestiche.

Il Portogallo, il paese più inclusivo e tollerante d’Europa.

La depenalizzazione delle droghe nel 2001, nell’arco di pochi anni, ha stabilizzato i decessi correlati alla droga al di sotto della media dell’UE dal 2001, ha ridotto la percentuale di detenuti condannati per droga dal 40% al 15% e nonostante tutto i tassi di consumo di droga sono rimasti costantemente al di sotto della media dell’UE. Nel 1800 i coloni portoghesi portarono la canapa in Brasile e nel 2001 hanno, in pratica, legalizzato per primi l’uso ricreativo. La cannabis concessa per uso personale è pari a 25 grammi, mentre estratti e resine 5 grammi. Nel 2018 è stato regolamentato l’uso medico mentre l’autoproduzione resta illegale.

La Germania, il paese motore della legalizzazione della cannabis in EU

Inizialmente restia alla legalizzazione, la Germania ha premuto sull’acceleratore da cinque anni dando la possibilità ai cittadini di ottenere cannabis medica con prescrizione medica.

Gli interessi economici sono notevoli, per cui il Ministro della Salute, Karl Lauterbach, richiede una regolamentazione consapevole dell’uso ricreativo della cannabis. Una normativa che tenga da conto anche gli effetti collaterali di uso prolungato di cannabis ad alto thc, per accontentare tutti. Attualmente la nazione tedesca conta 4 milioni di consumatori, importa da 17 paesi diversi cannabis medica aggiudicandosi il merito di primo importatore d’Europa e, secondo quanto riportato dall’Handelsblat, dopo le dichiarazioni di Lauterbach, il produttore tedesco Sanity Group GmbH ha ricevuto 37,6 milioni di euro dal gruppo British American Tobacco.

In questi giorni sono passate le linee guida per la regolamentazione di cannabis in Germania. La legalizzazione è quindi vicina, attende il vaglio dei Ministeri degli Esteri, della Giustizia, dell’Economia e dell’Alimentazione, infine l’approvazione della Corte Europea.

Potrebbe essere il nuovo modello di legalizzazione europea? La virtuosa sintesi tedesca di libertà individuale e rispetto del sistema sociale?

Per i produttori agricoli e rivenditori di cannabis light speriamo cambi presto la situazione di persecuzione giudiziaria. Non è da molto che abbiamo riportato la vicenda delle “Condanne di Berlino” (“Condannati i commercianti di Berlino per il famigerato “effetto drogante”.

 Malta: un’isola felice

Nella piccola isola del Mediterraneo, a pochi km dalla Sicilia, la legalizzazione è arrivata nel 2021.

La legge maltese pro-cannabis autorizzerebbe i cittadini adulti a possedere fino a 7gr nei controlli random in aree pubbliche, senza rischio di arresto o confisca, mentre in casa un maggiorenne può conservare fino a 50gr di cannabis ad alto THC. La produzione a uso personale domestica prevede un limite di quattro piante di cannabis a nucleo familiare, non per persona. Come in altri processi di legalizzazione, si tutela il consumatore fin tanto che non implichi terzi, soprattutto minori, con particolare attenzione alla condanna di istigazione e commercio, tutto è lecito nei limiti del senso più stretto di “uso personale”. Multe per chi inala in pubblico o davanti un minore. Nei social club, invece, si è tra membri di una stessa associazione, adulti e consapevoli, ove con una produzione collettiva si possono soddisfare le esigenze di un maggior numero di cittadini.

Il Lussemburgo, il primo paese d’Europa ad autorizzare l’autoproduzione domestica

Il Ministro della Giustizia, Sam Tomson, ha tagliato il nastro dando la possibilità ai lussemburghesi di coltivare fino a quattro piante a persona. Per il possesso fino a 3 grammi per il consumo personale è considerato reato amministrativo con un’ammenda di 25 euro. Al di sopra dei tre grammi si è considerati rivenditori, quindi rimane un reato penale. È previsto un sistema di produzione e distribuzione regolamentato dallo Stato per garantire la qualità del prodotto.

La Francia e il mercato chiuso, la nazione dei limiti.

All’inizio del 2019, 21 su 29 paesi dell’Ue avevano legalizzato l’uso terapeutico della cannabis, così Agenzia nazionale per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari (ANSM) ha dato il via libera da dicembre 2018 per un uso terapeutico della cannabis. Per due anni, 3000 pazienti hanno beneficiato di trattamenti a base di prodotti a base di cannabis (principalmente fiori e oli) finché il 1° marzo del 2022  ha autorizzato la coltivazione della cannabis per uso medico e lo sviluppo della sua industria. L’ANSM sembra che avrà il monopolio del farmaco su territorio nazionale.

Il possesso non è consentito senza prescrizione medica, ma resta la sostanza più amata dai francesi: più di 13 milioni l’hanno provata e 1,2 milioni sono consumatori abituali.  Nel 2018 è stata ridotta la sanzione per possesso di cannabis a 200 euro di multa, mentre nel 2020, una multa di 200 € è stata introdotta al posto della presa in custodia per il consumo.

Spagna e Olanda, le pioniere d’Europa.

Barcellona e Amsterdam sono state per molti anni le indiscusse protagoniste del turismo cannabico europeo, piccoli lumi di speranza nelle tenebre del proibizionismo. In questo secolo oscuro hanno permesso a milioni di europei boccate di poter assaporare la libertà illusoria nella repressione cannabica.

In realtà, l’Olanda ha depenalizzato il possesso e il consumo nel 1976, ossia sono vietati ma tollerati. Ciascun cittadino può possedere sino a 30gr di cannabis in aree pubbliche e 5gr nei coffee shop. La tolleranza dell’autoproduzione ha raggiunto le 2500 piante anche se la legge impone un massimo di cinque esemplari. I Paesi Bassi sono stati la prima nazione UE a rendere accessibile la cannabis medica, nel 2003.

La canapa industriale segue i regolamenti europei di produzione e libero mercato, con lo scopo produttivo di fibra e alimenti senza limiti nel CBD. Nei Paesi Bassi attualmente sono presenti regolari coffee shop in 105 delle 443 municipalità esistenti per un totale di circa 702 licenze. Nel 2020, il governo ha avviato un programma pilota: l’” esperimento della catena di coffeeshop chiusaper cui ha accettato le domande di aziende che desideravano coltivare cannabis ricreativa.

L’obiettivo è quello di abbattere i prezzi, in opposizione alla “dubbia provenienza della cannabis” proposta dai coffeeshop, poiché saranno riforniti da aziende che produrranno con l’autorizzazione dello Stato.

La Spagna, è stata promossa paese dell’uso ricreativo grazie ai Social Club, non è disposta alla regolamentazione degli stessi. Quando a settembre del 2021 l’ampia maggioranza formata da PSOE, PP e Vox ha impedito che il disegno di legge difeso dalla senatrice di Geroa Bai Joseba Martínez fosse preso in considerazione. Un’occasione persa per la nazione caliente che sembrerebbe gestire il narcotraffico proveniente dal Marocco.

La Spagna condanna lo spaccio e tollera l’uso personale per cui è tollerato il possesso fino a 100gr di materia vegetale, è possibile consumarla in luoghi chiusi come i Social Club e coltivarla, purché non sia visibile da terzi e (ribadisco) sia per uso personale.

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